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Non essere cattivo

Non essere cattivo (titolo originale)

Votazioni

  • 7,5
Non essere cattivo

1995, Ostia. Vittorio e Cesare hanno poco più di vent'anni e non sono solo amici da sempre: sono "fratelli di vita".

Anno: 2015

Traduzione disponibile: si

Generi: dramma

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Crew

ruolo

nome

Regista

Claudio Caligari

Sceneggiatore

Claudio Caligari

Sceneggiatore

Francesca Serafini

Sceneggiatore

Giordano Meacci

Produttore

Valerio Mastandrea

Produttore

Pietro Valsecchi

1 commenti

  1. Cybbolo5216 maggio 2016, 20:00:08

    Dopo l'"Accattone" pasoliniano, "Una vita violenta" e "La commare secca", spaccati di vita sottoproletaria borgatara di Roma, c'è da fare, con questo film ambientato oltre trenta anni dopo, un raffronto corredato di alcune riflessioni.
    Intanto parliamo di AIDS, parliamo di droga, fenomenologie ancora oggi preponderanti rispetto agli anni sessanta nei quali il massimo della malattia era la tubercolosi e il massimo della droga, almeno per il popolino degli spiantati, era un boccione di vino spesso per sbronza cattiva.
    Il contesto degli anni novanta, simile all'attuale, rende tutto più devastato, più disperato rispetto ad allora, e non è sufficente l'inquadratura finale di un bimbetto, Cesare junior, per infondere speranza, perché Vittorio, ai tempi di oggi, con dolorose consapevolezze e un lottare titanico per uscire fuori da certi giri, mi appare più una eccezione piuttosto che una regola.
    Oggi, detto nel film 'en passant' ci sono i polacchi che lavorano in nero alla metà, ci sono le slot che danno l'illusione del facile guadagno con poco rischio, c'è appunto l'AIDS e una escalation tecnologica nella produzione di nuove droghe sintetiche che riescono a passare attraverso maglie sempre mai troppo strette.
    Chissà: forse le mie sono riflessioni di persona che ha vissuto marginalmente anche gli anni sessanta e quindi, da bravo anzianotto regolamentare, posso avere nostalgia dei vecchi tempi, per la paura dei nuovi, ma indubbiamente, forse per la sceneggiatura cruda nonostante la violenza sia molto magistralmente regolata, forse nella considerazione che la disperazione degli anni sessanta sia passata sostituita dagli anni di piombo e altro di apocalittico, mi pare di percepire, nel presente, un fatalismo depressogeno da parte della maggioranza e uno sforzo accompagnato da consapevolezze di inutilità nel reagire di qualche eccezione, il Vittorio spaventato dalle visioni delle pasticche.
    Gran film, pieno di dolenza, che non suscita pietismo, e forse nemmeno pietà, ma riflessioni che striano il cervello come lava fusa circa i misteri della vita che ci pone fin dall'inizio da una parte o dall'altra della barricata, che alza steccati per non valicare confini, che forse si può rendere migliore con investimenti in educazione, cultura, solidarietà, amore e quant'altro non faccia paura se diretto verso un prossimo diverso che non si conosce molto bene.
    Parlando tecnicamente: ottimo film per ritmo e recitazioni, per un'ambientazione scarna e pulita, per un certo controllo nel non scadere in barocchi compiacimenti.
    Duro e affascinante: da vedere.

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