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Don't Be Bad

Ratings

  • 7,5
Don't Be Bad

Year: 2015

Translation available: yes

A story set in the 90s and in the outskirts of Rome to Ostia. A world where money, luxury cars, night clubs, cocaine and synthetic drugs are easy to run.

Genres: crimedrama

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Trailer

Crew

role

name

Film director

Claudio Caligari

Screenwriter

Claudio Caligari

Screenwriter

Francesca Serafini

Screenwriter

Giordano Meacci

Film producer

Valerio Mastandrea

Film producer

Pietro Valsecchi

Show all

Cast

name

character

Luca Marinelli

Alessandro Borghi

Silvia D'Amico Bendico

Alessandro Bernardini

Brutto

Roberta Mattei

Valentino Campitelli

Grasso

Elisabetta De Vito

Madre di Cesare

Emanuela Fanelli

1a Smandrappata

Giulia Greco

2a Smandrappata

Claudia Ianniello

3a Smandrappata

Massimo De Santis

Prete

Luciano Miele

Mario

Emanuel Bevilacqua

Killer Allucinazione (non accreditato)

Danilo Cappanelli

Lungo

Manuel Rulli

Corto

Angelica Cacciapaglia

Donna molto Bella

Show all

1 comments

  1. Cybbolo5216 May 2016, 20:00:08

    Dopo l'"Accattone" pasoliniano, "Una vita violenta" e "La commare secca", spaccati di vita sottoproletaria borgatara di Roma, c'è da fare, con questo film ambientato oltre trenta anni dopo, un raffronto corredato di alcune riflessioni.
    Intanto parliamo di AIDS, parliamo di droga, fenomenologie ancora oggi preponderanti rispetto agli anni sessanta nei quali il massimo della malattia era la tubercolosi e il massimo della droga, almeno per il popolino degli spiantati, era un boccione di vino spesso per sbronza cattiva.
    Il contesto degli anni novanta, simile all'attuale, rende tutto più devastato, più disperato rispetto ad allora, e non è sufficente l'inquadratura finale di un bimbetto, Cesare junior, per infondere speranza, perché Vittorio, ai tempi di oggi, con dolorose consapevolezze e un lottare titanico per uscire fuori da certi giri, mi appare più una eccezione piuttosto che una regola.
    Oggi, detto nel film 'en passant' ci sono i polacchi che lavorano in nero alla metà, ci sono le slot che danno l'illusione del facile guadagno con poco rischio, c'è appunto l'AIDS e una escalation tecnologica nella produzione di nuove droghe sintetiche che riescono a passare attraverso maglie sempre mai troppo strette.
    Chissà: forse le mie sono riflessioni di persona che ha vissuto marginalmente anche gli anni sessanta e quindi, da bravo anzianotto regolamentare, posso avere nostalgia dei vecchi tempi, per la paura dei nuovi, ma indubbiamente, forse per la sceneggiatura cruda nonostante la violenza sia molto magistralmente regolata, forse nella considerazione che la disperazione degli anni sessanta sia passata sostituita dagli anni di piombo e altro di apocalittico, mi pare di percepire, nel presente, un fatalismo depressogeno da parte della maggioranza e uno sforzo accompagnato da consapevolezze di inutilità nel reagire di qualche eccezione, il Vittorio spaventato dalle visioni delle pasticche.
    Gran film, pieno di dolenza, che non suscita pietismo, e forse nemmeno pietà, ma riflessioni che striano il cervello come lava fusa circa i misteri della vita che ci pone fin dall'inizio da una parte o dall'altra della barricata, che alza steccati per non valicare confini, che forse si può rendere migliore con investimenti in educazione, cultura, solidarietà, amore e quant'altro non faccia paura se diretto verso un prossimo diverso che non si conosce molto bene.
    Parlando tecnicamente: ottimo film per ritmo e recitazioni, per un'ambientazione scarna e pulita, per un certo controllo nel non scadere in barocchi compiacimenti.
    Duro e affascinante: da vedere.

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