Il cinema e lo sport moderno hanno molti punti in comune: sono due manifestazioni culturali storicamente parallele, sviluppatesi principalmente durante l'arco del '900.

Entrambi fondati sul principio del movimento, specchio dei ritmi urbani e della nascente società industriale, il cinema e lo sport sono stati i primi veri fenomeni culturali di massa: hanno veicolato concetti fino ad allora inesistenti - come il divismo - e hanno costituito uno svago per milioni di persone che per la prima volta avevano l'esigenza di occupare il proprio tempo libero,buf altro concetto fino a quel momento sconosciuto. Nel secolo dei grandi totalitarismi, sono stati impareggiabili strumenti di consenso, sfruttati a vari livelli per condizionare l'opinione pubblica.

Alla base della seguente intervista, c'è la pagina del sito con l'elenco completo dei film sullo sport (quasi 2000 titoli suddivisi in base alle varie discipline!).

Dei rapporti tra sport e cinema abbiamo parlato a lungo con Federico Buffa, volto storico di Sky, celebre giornalista sportivo e impareggiabile affabulatore. Da qualche anno Federico è anche un apprezzato autore teatrale: il suo spettacolo sulle Olimpiadi di Berlino è stato un enorme successo. E dalla kermesse del '36 ha preso spunto la conversazione, visto che proprio in quell'occasione fu realizzata una delle opere fondamentali nell'ambito del documentario, sportivo e non solo.

Buffa ha parlato anche dell'importanza dello sport nella cultura popolare americana e di come, al contrario, il cinema italiano abbia riservato solo una dolorosa indifferenza ai valori educativi dell'atletica e delle attività sportive.

Abbiamo poi preso in esame alcune pietre miliari del genere, e ricordato pellicole passate sottotraccia o quasi dimenticate. Si è discusso di varie discipline, di documentari e di grandi successi commerciali, il tutto con un occhio di riguardo per il primo amore del nostro ospite, ovvero il basket!

Nel video c'è l'intervista 'live'. Di seguito la trascrizione.

Federico, tutti ti conoscono come un grande esperto di sport, ma sei anche un intenditore di cinema. Oggi parleremo appunto di cinema sportivo. Vorrei cominciare affrontando l'argomento di cui ti sei occupato più intensivamente negli ultimi anni, ovvero le Olimpiadi del '36, quelle di Berlino, durante le quali venne realizzato 'Olympia' di Leni Riefenstahl. Perché questo film è così importante?

Io penso che sia il più grande documentario sportivo di tutti i tempi, e il fatto che abbia più di 80 anni è abbastanza significativo. Nello spettacolo teatrale io parlo del fatto che la Riefenstahl, stando a quello che sono riuscito a sapere, non era così convinta di filmare ancora avendo il partito nazionalsocialista come committente perché temeva (e la storia le darà tremendamente ragione) che questo le sarebbe costato Hollywood. Ma Goebbels le mise a disposizione un budget a cui lei sinceramente non avrebbe neanche mai pensato e quindi lei decise di girare il film.

All'interno del suo passato cinematografico c'erano già due film che avevano attratto l'attenzione di Adolf Hitler, in coordinamento con Albert Speer, coreografo e grande architetto del Fuhrer: tra queste, le oceaniche riunioni immortalate in 'Il trionfo della volontà' e in altri film precedenti del '32 e del '34. In Italia queste pellicole non sono note però negli Stati Uniti quei film sono stati visti tante volte, e George Lucas non ha avuto nessun problema a dire che alcune delle scene del suo film più famoso (ovviamente Star Wars ndr) sono proprio tratte dall'aver visto la Riefenstahl girare quei film e da come veniva organizzato il movimento di massa. Quindi siamo veramente a una pietra miliare della storia del cinema. Dal punto di vista del documentario sportivo non c'è niente che gli vada vicino. olGoebbels è il più sinistro genio della storia dell'umanità: ha intuito che la propaganda antecedeva la storia, e quindi quello è un film che ha un segno fortissimo nella storia dell'umanità. Per fortuna ci è arrivato ben conservato. Paradossalmente la copia originale è in Italia perché Pasolini chiese alla Riefenstahl la sua versione personale, per una serie su Sport e Dittatura, e lei non l'ha mai chiesta indietro quindi la copia originale è in Friuli, ed è ancora lì.

Il film l'avrò visto venti volte, perché è incredibile. Credo che lei abbia avuto un girato per farne dieci, e abbia dovuto discutere su tanti passaggi, per ovvi motivi. Il lavoro in post-produzione è durato due anni, perché lei lo fa uscire nel '38: viene a Venezia, vince e paradossalmente quel film è il film di cui si parla insieme al primo capolavoro di Walt Disney, ovverosia Biancaneve. Lei, su ispirazione di Goebbels, cerca di scambiare la distribuzione di Olympia negli Stati Uniti con il cartoon di Disney, ma ormai Hollywood è sotto il controllo dell'intellighenzia ebraica e non sono più disponibili. Quindi lei porta a casa delle copie di Biancaneve che diventeranno il film preferito sia di Hitler che di Goebbels che lo vedevano dieci volte al giorno... è incredibile!

L'unico che proietta negli Stati Uniti il film della Riefenstahl è Henry Ford, che non ha mai nascosto le sue simpatie per la Germania nazista, nel suo cinema privato a Detroit. E' un film che veramente è maledetto. E' un po' Apocalypse Now: un film che ha una storia fortissima dietro e che è un capolavoro senza pari. Ci sono tanti passaggi storici anche, per esempio lei dà vita al Discobolo di Mirone: è una scena fortissima, mai pensata prima, un po' Fritz Lang per certi aspetti. Lei attinge da quel cinema tedesco lì, e c'è una spiegazione: Hitler comprò la copia del Discobolo da Mussolini, e la mostrò per sei mesi a tutti i tedeschi che volevano veramente informarsi su cosa andava inteso per l'arte a cui "dovevano ispirarsi", contrapposto alla mostra che lui fece fare a Monaco nella sua città, sull'"arte degenerata". Tra l'altro il Discobolo è tornato in Italia e si può vedere adesso a Roma ma è proprio significativo, quella scena è l'emblema del film. In più c'è una tecnica cinematografica sorprendente, e poi ci sono le leggende su quel film: essendo la Riefenstahl onnipotente, anche perché molto nelle grazie del fuhrer, lei ottenne di scavare delle trincee all'interno dello stadio per filmare gli atleti dal basso, cosa che nessuno aveva mai pensato; non si rivedrà più una tecnica cinematografica così per tantissimi anni, invece per lei era del tutto normale. Poi l'uso del carrello seguendo la corsa, cioè pazzesco, una cosa mostruosa!

Le leggende sono che lei fece rifare la gara di salto con l'asta (bontà sua il risultato tecnico fu mantenuto, cioè le medaglie furono assegnate a chi aveva vinto) perché la luce non era quella che voleva lei: il cielo di Berlino era molto mutevole, spesso si adombrava e lei non riusciva a filmare come voleva con la sua super pellicola. E la leggenda narra anche che Owens abbia rifatto un salto per lei, per permetterle di usare tutte le camere che voleva e dare a questo volo sul cielo - in questo caso sotto Berlino - una plasticità incredibile, del tutto inusitata nel 1936.

Penso che stiamo parlando di un film che non ha eguali, che non sarà più imitabile. Non ci sono più le condizioni (per fortuna) per imitarlo e che è rimasto isolato Nessuno ha mai più avuto il coraggio di fare qualcosa del genere, forse perché quel film è maledetto per chi lo ha prodotto per chi lo ha voluto, ma nessuno ha mai più voluto investire sul cinema sportivo documentaristico la somma che fu investita allora.

Si può sostenere a tuo parere che con 'Olympia' termina un'idea, un culto del corpo in senso classico, "istituzionalizzato", e comincia il culto del corpo moderno, in senso commerciale?

Assolutamente sì. Il film è legato all'Olimpiade che è l'inizio dello sport contemporaneo; in quell'Olimpiade per la prima volta si fa palesemente uso del doping: i tedeschi non possono passare dall'aver vinto una manciata di medaglie d'oro a vincerne 32 - e quasi discobolo90 complessive - nello spazio di 4 anni. Il doping resta, tra l'altro paradossalmente, in Germania perché poi la Germania Est ne farà un uso addirittura smodato. Nel libro 'Tossici' scritto con la doppia esse delle 'SS' c'è un passaggio interessantissimo: le anfetamine che vengono date alla Wehrmacht sono sintetizzate nel '37. Hitler, stando al libro, era un paziente perché i tedeschi temevano che lui facesse un gesto inconsulto e quindi lo dovevano controllare... E' evidente che questa gente ha immaginato un mondo pazzesco e gli atleti sono stati pedine nelle loro mani ma non c'è solo questo: c'è la strumentalizzazione politica dell'evento. Il primo a pensarci era stato Mussolini perché comunque lui nel '34 creò il primo "evento kermesse" con un orientamento politico, soltanto che loro portano l'asticella molto più lontano. Spesso non si ricorda che i tedeschi organizzarono due Olimpiadi nello stesso anno, cioè perché a febbraio c'è l'invernale e ad agosto c'è l'estiva… una macchina infernale. L'idea che Hitler aveva di questo terzo Reich, che nei suoi sogni avrebbe dovuto durare 2000/2500 anni, era di rendeva paesaggio tutto quello che c'era stato dall'antica Olimpia al 1936. La Riefenstahl ebbe tutto quello che voleva con un'eccezione: non riuscì a far correre i tedofori nudi come succedeva invece 2500 anni fa, perché su questo Hitler non ritenette opportuno transigere. Però lei sarebbe arrivata fino a lì. Le prime scene ambientate in Grecia (lei ha girato là tutte le scene) sono abbastanza significative su quello che stai dicendo, cioè è l'ultima volta in cui si dà al corpo ancora il valore storico del corpo olimpico. Credo che sia corretto interpretare in questo modo, ovverosia, gli antichi greci istituirono le Olimpiadi per compiacere gli dei. Invece i nuovi dei, che sono gli atleti di oggi, sono esattamente dall'altra parte: sono loro gli dei che vanno compiaciuti e non gli dei dell'Olimpo.

Facendo un discorso più generico, il cinema e lo sport: tanti titoli, molti buoni film… capolavori?

Uno. Penso Toro scatenato, perché lui gira per la prima volta - nello sport più fotogenico che c'è, cioè il pugilato, anche perché è il più semplice per questioni proprio logistiche - sul ring. Io credo che il girare sul ring abbia cambiato per sempre la percezione del cinema, non necessariamente sportivo. Si vede che arriva una rivoluzione cinematografica. Non entro poi magari nel merito vero e proprio del film quanto per la parte innovativa. Quello secondo me è un capolavoro.

Gianni Amelio, il regista, ha scritto che 'Toro scatenato' secondo lui non è un film sul pugilato ma è un film su un uomo che fa il pugile. E non è la stessa cosa.

Amen.

Federico, sport e cinema italiano.

In condizioni normali sarebbe "next question?". Invece purtroppo è bello parlarne perché è doveroso parlarne. Io sono convinto che gli italiani si facciano del male con una facilità sorprendente, e questo è uno degli argomenti che mi sta particolarmente a cuore proprio per via delle Olimpiadi del '36. Più volte ho chiesto a gente del cinema "ma perché a nessuno è mai venuto in mente di raccontare la storia di questa incredibile coppia di ragazze?". Le italiane vanno per la prima volta alle Olimpiadi nel '28, vincono anche la medaglia d'argento della ginnastica. Nel '32 a Los Angeles, per via della scomodità della trasferta, non ci va nessuno Nel '36 la spedizione è abbastanza corposa e ci sono due atlete incredibili. Una, Ondina Valla, vince negli 80 ostacoli la prima medaglia d'oro vinta da una donna alle Olimpiadi. La cosa incredibile è che quarta arriva una sua compagna di scuola dell'Istituto Margherita di Bologna, che ha corso per la prima volta contro di lei sui vialetti in ghiaia dell'Italia e della Bologna degli ane56b4cf4ff617ca0ae1463e4552b05d1 XLni '30. Ho conosciuto i figli, perché tutte e due mi sono venuti a bussare alla porta del camerino. Uno a Sassari, perché poi l'altra atleta si è sposata lì, e abbiamo pianto tanto in entrambi i casi. Ognuno ha dato la sua versione di quella storica finale e uno dei due figli ha detto: "mia madre avrebbe vinto l'oro, perché è vero che aveva perso tanto contro la Valla, però negli ultimi mesi la stava battendo ripetutamente ma quel giorno era "indisposta", e quindi arrivò soltanto quarta".

E' la Bologna del '36, con un'anima divisa in due: a quella papalina si sovrappone quella di Arpinati che è un gerarca semi-onnipotente, quello che fa costruire lo stadio che oggi si chiama Dall'Ara. Possibile che non ci sia un regista italiano che abbia voglia di raccontare una storia di sport, unica? Primo, perché sono due donne. Secondo, perché è ambientata nella stessa città e non è mai più successo che che due ragazze italiane, cresciute assieme, siano andate in finale nella storia sport italiano delle Olimpiadi. Non interessa a nessuno? Risposta: "ehh è difficile da fare: un film del '36 devi riempirlo degli oggetti di allora"; "E poi soprattutto le scene di massa: non si possono girare le scene di massa perché costano care". Io, che qualche mese prima avevo avuto una piccola parte da doppiatore nel film su Jesse Owens Race dove dovevo fare il radiocronista americano, parlando col protagonista gli ho chiesto: "ma come avete fatto...?". "ma io semplicemente entravo da una porta. Tutto quello che vedete è fatto chiaramente in post-produzione", che era ovvio che fosse la risposta. Quindi quello è un sotterfugio: ti dicono questa cosa quando in realtà sanno perfettamente che quel film non lo producono perché pensano che sia un flop. Perché pensano che in Italia non ci sia la cultura per una storia di sport negli anni '30. Io credo che questo sia un limite educativo della società italiana, che ha sempre pensato allo sport in tutte le sue finalità tranne quella principale, cioè di essere un fattore educativo. La scuola ha abdicato, lasciandolo insegnare ad altri che ne hanno fatto i loro interessi, e noi credo che scontiamo questa assenza di cultura sportiva da tanti anni.

Citando Borges, hai più volte ricordato che l'America, intesa come Stati Uniti, non avendo un'epica storico-letteraria, ha dovuto dotarsi di un'epica contemporanea. Per farlo, necessitava di archetipi. Io credo che al cinema, due attori più di altri abbiano incarnato appunto un certo tipo di America bianca, con naturalmente una serie di valori ad essa correlati: mi vengono in mente Robert Redford e Kevin Costner.

Due uomini anche simili per certi aspetti... Redford lo vedo regolarmente, al Sundance Festival, in gennaio: fresco come un cetriolo, miglioregrande sciatore... Allora: Il migliore secondo me dal punto di vista tecnico è un gran film, a me piace. Il baseball è "The Grain Game", lo sport originario degli americani. La nazione cresce col baseball. E' incredibile quante metafore ci siano di baseball nella lingua parlata degli americani, che non ci sono in tutti gli altri paesi anglofoni. Ce n'è una per tutto: "may I have a Rain Check?" cioè "mi dai una seconda opportunità?". Quando alla partita di baseball piove, tu hai diritto al biglietto della partita quando verrà recuperata. Bella abitudine, tra l'altro, ai sensi dell'unione consumatori. Quindi "to have a Rain Check" è nel linguaggio comune: "posso avere una seconda opportunità?" Ce ne sono a centinaia, perché sono cresciuti col baseball, e credo che Redford sia molto affezionato a quel film.

E Kevin Costner ha la fisicità di quell'archetipo bianco. Di Caprio ha cercato di prendere alcuni di questi suoi modi di stare fisicamente davanti alla macchina da presa, ma Costner ha una fisicità diversa, e penso che sia centrata perfettamente da te l'idea dell'archetipo americano.

C'è però anche un'altra America, quella nera, la quale ha anch'essa un "uomo simbolo" nel cinema contemporaneo: Denzel Washington.

Sinceramente, se mi chiedessi chi è l'attore "del mondo" in questo momento ti dico lui. La sua versatilità è incredibile. L'ultima volta l'ho visto a Locarno, dove presentavano il suo nuovo action-thriller, diretto da Antoine Fuqua. Nella prima scena lui è su un treno, in Turchia, e sta leggendo... gli sceneggiatori gli mettono in mano 'Tra me e il mondo' di Ta-Nehisi Coates, che in questo momento è lo scrittore afro-americano di maggior peso, che è quello che poi ha ripreso la graphic novel di 'Black Panther' che poi porta al film. Io trovo che lui sia veramente l'attore del mondo. Certo, può fare solo le storie di neri!

Washington ha interpretato tre film importanti nell'ambito del cinema sportivo: 'Hurricane', la storia del pugile Rubin Carter, 'Remember the Titans' ovvero 'Il sapore della vittoria', e 'He Got Game', il film di Spike Lee.

Beh, ovviamente sono molto affezionato a He Got Game di Spike Lee perché è un film epocale. Se tu pensi che di fronte c'è Ray Allen, che è uno dei più grandi tiratori da tre punti della storia del gioco, e lui è credibile nel ruolo... Quanti attori italiani potrebbero essere credibili in quel ruolo? Non so.Jake Jesus Shuttlesworth

Remember the Titans è un film "da aereo" nella mia versione del mondo, nel senso che non lo andrei a vedere, però in aereo se c'è lo vedo, ed è il film sportivo americano per eccellenza: quello della "second chance", della seconda opportunità, che è la base ideologica e tecnica di tutti i film di sport.

Hurricane è un film importante, tant'è vero che girando 'Mohammed Ali' per Sky, ricordo che Ali va alle manifestazioni in New Jersey per sostenerlo. Bob Dylan gli dedica una canzone... è una storia epitomica, cioè il fatto che quest'uomo sia stato condannato per "something has never done", e che lo Stato Americano non risarcisca mai, di fatto, questi errori giudiziari, soprattutto in questi casi, è molto significativo. E' proprio un caso di scuola e verrà ricordato per centinaia di anni. Quante volte lo sport ha salvato molti di questi ragazzi di strada? E quindi ha un valore ancora superiore, e Denzel è nelle condizioni fisiche di essere strepitoso. E qui torniamo a un vecchio discorso: il nostro cinema è un cinema di commedia, dove nonostante qualche caso recente (per esempio Borghi che si trasforma) l'esempio è Mastroianni che davanti a De Niro che ingrassa 40 chili per fare Jake La Motta, dice: "beh, noi metteremmo un cuscino sotto la pancia". E' proprio l'approccio che è totalmente diverso: il nostro è un cinema di commedia, un cinema di maschera. Quello là è un cinema che vuole essere più vicino possibile a quello che succede.

Vorrei chiederti due storie, due suggestioni, due personaggi che hai incontrato, le cui storie potrebbero diventare dei film, o sarebbero potute diventare dei film. Una americana e una del resto del mondo.

Gregg Popovich: l'allenatore dei San Antonio Spurs, una delle coscienze americane attuali. Un uomo di un fascino superiore alla media e veramente intrattabile. Ho imparato un sacco di cose soltanto dall'aver passato qualche ora con lui. Agli allenamenti degli Spurs chiedeva ai giocatori: "chi ha vinto ieri le primarie dei repubblicani in Vermont?" C'era sempre quello che rispondeva ma era il suo "cocco", il tiratore rosso... il coach diceva: "non tu! Loro!" E Ginobili, che era infortunato, scappava in spogliatoio e controllava su 450686338Internet. Tornava indietro e diceva: "Secondo me ha vinto..." Fantastico! Poi dici "perché han vinto così tanto?" Perché avevano episodi di questo genere. Popovich è uno che non avrebbe mai voluto diventare un allenatore professionista. Stava molto bene nel suo college di geni in California, ed era soddisfatto così, perché viveva con ragazzi poco atletici, ma ricettivi... come spesso succede non scriviamo noi la nostra storia, ma mentre pensiamo a cosa fare, la storia della nostra vita succede, e lui l'ha cavalcata.

E poi in Oriente incontri persone... c'è un eccesso di visione dell'Occidente riguardo ad un'Oriente tutto spirituale. Non è affatto così, ma è vero che ci sono sacche di spiritualità diverse. Per esempio io a Singapore sono sempre "vittima" di un terapeuta. Io non credo tanto nella disciplina che seguono quanto ai singoli individui, cioè il terapeuta per me è uno che ti vede e dice che cosa hai. Poi le discipline possano cambiare: in questo caso è un celebre agopunturista. Ecco, è intressante la storia di questo cinese che deve andare via dalla Cina e si stanzia a Singapore, che è uno strano crocevia di culture. L'altro giorno mentre mi stava riempiendo d'aghi per aumentare il mio "chi", e per dare equilibrio al mio corpo, si lamentava di come i cinesi ormai possano dire loro nome, scriverlo o parlare ma non sanno scrivere. Negli anni '60, durante la rivoluzione culturale, Mao decide di ridurre i caratteri perché effettivamente da noi chi sa leggere l'alfabeto può leggere e scrivere, ma i mandarini conoscono diecimila ideogrammi e il contadino ne conosce tre. E quindi lì il gap è incolmabile, così lui decide di ridurre il numero dei segni per rendere leggibile e comprensibile l'alfabeto a tutti quanti. Il problema è che i cinesi si fermano lì e ormai il cinese autentico si legge soltanto a Taiwan, dove centinaia di nazionalisti si sono stabiliti dopo che c'è stata la guerra civile. Questo è incredibile. Lui diceva, ed è la verità, che un ragazzo cinese di oggi, anche istruito, se va a Taiwan non è in grado di leggere il giornale! Noi a queste cose non pensiamo perché per noi è una cultura lontana. Una cultura espressa a segni sembra lontana dal contemporaneo e invece è una cosa interessantissima. Ecco, parlare con un terapeuta che ha vissuto "tutte le Cine", perché di Cine ce ne sono veramente tante, è incredibile, e avendo lui quasi 95 anni ha fatto in tempo a vederlo tutto, questo secolo cinese così movimentato. E ne sta vedendo anche le conseguenze. Noi pensiamo sempre che i cinesi siano un miliardo e mezzo ma poi ci sono tutti quegli altri anche fuori dalla Cina, quindi praticamente più di un quarto del pianeta è cinese e delle culture cinesi. Noi continuiamo a far finta di non interessarci alla loro cultura quando la loro cultura è già qua, anzi, è iper-dominante: si stanno prendendo l'Africa... Ecco, mi piacerebbe raccontare la storia della Cina attraverso un terapeuta che ne ha vissute così tante, e il fatto che sia un terapeuta gli dà un fascino particolare.

Alcuni dei film più significativi degli ultimi anni, nell'ambito sportivo, sono incentrati su personaggi che in realtà "non" ce l'hanno fatta. Uno dei più belli secondo me è 'Tonya', sulla pattinatrice americana Tonya Harding. Lo hai visto?

Nettamente il miglior film sportivo degli ultimi anni! E non so loro due come le abbiano trovate. Tra l'altro lei,tonya film 2 2 la Robben, è un'australiana. E come abbiamo trovato questa chimica fantastica di madre-figlia: la madre è una roba… è proprio puro "white trash" americano.

Hai visto "The Bronze" sulla ginnastica artistica? Ti è piaciuto?

Molto, sì. Nella cultura americana sportiva l'idea della seconda chance non significa necessariamente che alla seconda chance ce la fai. Però secondo me vengono bene questi film qua sul "white trash", cioè su quella società americana transeunte, quella che vive in un posto oggi e in un posto domani, che è molto ignorata nella percezione che si ha degli Stati Uniti, e che invece è fondamentale... un'America solitaria.

Vorrei chiederti un parere su un regista, magari non molto noto al grande pubblico ma a mio avviso molto bravo, autore di due film sportivi atipici ma molto validi degli ultimi anni. Il nome del regista è Bennett Miller e i film che ha realizzato sono 'Moneyball - L'arte di vincere', con Brad Pitt e 'Foxcatcher', storia vera sul wrestling.

Dunque, anzitutto in Moneyball c'è l'esordio di uno dei miei attori preferiti in assoluto nel ruolo del nerd (Jonah Hill, ndr), ed è perfetto. E' un grandissimo film. L'avrò visto 6/7 volte. Brad va. Lui, inteso come Billie Bean, il personaggio del film, è famosissimo: ho parlato tanto con gente dello sport americano e lui è il primo che fa una cosa che oggi è considerata normalissima, cioè usare le moneyballstatistiche in una maniera diversa. Oggi negli Stati Uniti è normale ma lui è stato il primo a pensarci per davvero... un uomo controcorrente. Il film è molto bello e per me Brad Pitt lo interpreta splendidamente.

Foxcatcher è un film solipsistico. E' un'analisi molto cruda - anch'essa a mio avviso interpretata molto bene - di un'altra parte del mondo americano a cui noi non accediamo, perché il wrestling, per gli italiani, è quello che si vede ad alto livello, e invece nella cultura americana scolastica il wrestling è fondamentale, specie nel Midwest. E' un film che non ami perché fai fatica, ma lo vedi. Piacevole.

Invece a proposito dell'"altro" wrestling, quello più votato alla spettacolarità, hai visto 'The Wrestler' di Aronofsky?

Secondo me è un un po' sopravvalutato, però è un bel film.

Se ti chiedessi una scena a tua scelta, o un film... insomma un'immagine cinematografica forte, da pescare nell'immaginario, cosa mi risponderesti?

Io sono legatissimo a una scena di Hoosiers (Colpo vincente) perché Gene Hackman, che arriva alla Fieldhouse a Indianapolis deve spiegare ai ragazzini che han giocato soltanto nel loro piccolissimo campo di casa che il ferro è a 3 metri e 05 anche in questo storico edificio nella storia dello sport dell'Indiana, e del basket in particolare. E' una scena che non smette di commuovermi dal primo giorno che l'ho vista. Perché è perfetta.

Tornando alla cultura popolare americana, non posso non chiederti un parere sul film più iconico in assoluto nella storia del cinema sportivo americano, ovvero 'Rocky'.

Mi ricordo come nasce il film: è un match di Muhammad Ali contro un atleta bianco che sta in piedi miracolosamente 15 round, e Sylvester Stallone lo vede grazie alla "maschera" del cinema, perché all'epoca i match venivano mostrati a circuito chiuso in giro per hqdefaultgli Stati Uniti. Costava tanto il biglietto, 20 dollari, lui non ce li ha, ma la maschera lo fa entrare in un cinema di Detroit e lui lo vede. Poi va dal pugile e gli dice: "Senta, io sono un attore di film porno, quindi lei non mi darà molto credito, però io voglio fare un film, e il protagonista sarà lei, come concetto!" E lui gli dice: "Senti, fai quel cazzo che ti pare...". E invece sta per girare uno dei film proprio più iconici di tutti i tempi. Quando esce Rocky gli Stati Uniti non stanno benissimo. Non sono in un momento semplice della loro storia. Ci sono dei film nella storia degli Stati Uniti che servono a rinforzare l'identità e lui che... non tanto le scale e la gallina, ma il quarto di bue, secondo me, è una scena molto americana, è un archetipo, proprio: i mercati di carne, negli Stati Uniti, essendo la carne così fondamentale, e così tanta, sono come il mercato del pesce a Tokyo, cioè sono antropologicamente luoghi importanti. Quella scena lì secondo me è una scena rinvigorente per il mondo americano dell'epoca.

C'è un film sul basket, a mio avviso molto interessante ma ormai quasi dimenticato: il titolo è 'Sistemo l'America e torno'. E' un film di Nanni Loy, con Paolo Villaggio, confezionato in un modo totalmente fuorviante perché sia dal titolo, sia dalla copertina, faceva pensare a un'opera completamente diversa da quella che in realtà è.

Sì, C'è questo imprenditore lombardo, palesemente ispirato dal cavalier Borghi dell'allora Ignis Varese, che ha questo fiore all'occhiello della squadra di basket, e deve pigliare "l'americano", visto che allora ce n'era uno solo per squadra. Così invia il suo ragioniere di fiducia negli Stati Uniti con l'incarico di andare a prendere un giocatore molto forte del mondo universitario americano. Cominciano così le vicissitudini di quest'uomo che non parla neanche l'inglese, all'inseguimento di un nero (tra l'altro con gli occhi azzurri) dell'epoca, cioè ideologicamente caratterizzato, non più disponibile a essere semplicemente un pezzo di carne che sa giocare a pallacanestro, interpretato da Sterling St. Jacques.

Prima di tutto è una storia vera, per certi aspetti. Ovverosia, l'Ignis Varese, perché come detto il suo committente è in pratica il cavalier Borghi, cercava un grande giocatore americano e alla fine, lui riceve la telefonata, mentre è negli Stati Uniti, di mollare l'americano perché han trovato questo messicano... E' vero: fu Manuel Raga, che dall'Olimpiade messicana venne a giocare per l'Ignis Varese conquistandosi il cuore varesino. E poi perché all'epoca andava così: l'imprenditore di successo, che pensava di poter applicare le sue categorie - perché quello che va bene nel suo mondo del lavoro andrà bene in tutti gli altri - manda il ragioniere a cercare il giocatore americano.

E' un film che ho amato moltissimo perché è un film molto molto crudo. Quando è uscito mi affascinò tantissimo, e poi quando io ho dovuto fare quello di lavoro, cioè andare negli Stati Uniti a prendere i giocatori, ci ho pensato tantissime volte a quel film e alle difficoltà che si potevano incontrare. Nel film il ragionier Bonfiglio insegue già un giocatore, non deve andarne a cercare tanti, e non ci sono ci sono le scene di andare a cercare un giocatore nel Sud nell'epoca in cui l'Apartheid nel Sud è ancora così forte.GAL 1

Secondo me è abbastanza ispirato a un giocatore dell'epoca, vale a dire Spencer Haywood, che poi verrà a giocare in Italia e sarà il primo giocatore a sfidare l'establishment americano andando davanti a un giudice a dire: "Signori, io devo mantenere la mia famiglia con questa professione, quindi non solo esco in anticipo dal college, ma poi cambio lega perché danno più soldi da un'altra parte". E il giudice americano gli dà ragione perché lui dimostra "per facta", effettivamente, che quello è il suo sostentamento. Lui dice: "Se io sono disponibile per andare a farmi sparare in Vietnam, allora voi mi dovete trattare in un altro modo qua". Vince la causa asfaltando la strada. Sterling St. Jacques, nel film, è quel tipo di giocatore lì, cioè il nero che non accetta più di essere semplicemente un divertimento, e viene molto bene l'incrocio di vite tra due uomini diversi in momenti particolari della loro vita, con il personaggio di Villaggio e quello di St. Jacques. E' per questo che il film si fa amare, poi essendo io un appassionato di basket... gli Stati Uniti... avendo poi è fatto quel mestiere lì, ho trovato tanti passaggi che magari a un pubblico possano sembrare ingenui che invece corrispondevano alla realtà.

C'è un altro film meraviglioso sul basket che tengo a citare. Purtroppo non è uscito in edizione italiana, ma per chi può vale la pena di recuperarlo. "The Other Dream Team" ricostruisce la genesi della nazionale lituana alla vigilia delle Olimpiadi del '92, quelle appunto famose per il "Dream Team" americano con Magic Johnson, Larry Bird, Michael Jordan e compagnia. Ecco, in quell'edizione esordì una nazionale lituana fortissima, che per la prima volta giocava con i propri colori.

E' paradossale, perché siamo sempre alle Olimpiadi del '36. Il pivot della nazionale americana del '36, che è di origine lituana ma è nato vicino a Los Angeles, tornerà in patria a creare la grande Lituania, da cui tutte le medaglie che sono seguite. Secondo me è un omaggio al gioco giustificatissimo. la Lituania è Kentucky: c'è una venerazione, una cultura del gioco, che in Europa non c'è da nessun'altra parte. Nel mondo slavo probabilmente qualcosa trovi, ma fuori dal mondo slavo no. E' bellissimo. Un film stupefacentemente bello.

Hai nominato basket jugoslavo. Ne approfitto per chiederti due parole su 'Once Brothers", il documentario di ESPN che ricostruisce i rapporti fra Drazen Petrovic e Vlade Divac nell'ambito del nascente conflitto in ex Jugoslavia.

Beh ma lì in realtà se vai a chiedere ai giocatori jugoslavi ti dicono: "sì, ESPN bravi ma... non è così!". Sasha Djordjevic mi ha detto: "bello eh, bravi gli americani... la fan sembrare così ma tu ci dovevi andare a giocarci a Sebenico contro Petrovic, quando tu eri un giocatore del Partizan, e sua madre era sotto il canestro e ti diceva parole che non c'erano nella bibbia, e ti copriva di insulti e Drazen Petrovic anziché a dire: "dai mamma, stai tranquilla" dice: "dai mamma! digliene di più a questi figli di puttana!". Ecco, non possano essere poi così amici: sono sempre due personalità diverse che sono vincolate assieme, ma appena hanno un'opportunità si separano. Chiaro che Divac fa quello che ci soffre, ma l'altro è molto se stesso quando prende e se ne va.

Ci sono altri due personaggi leggendari di cui ti sei occupato più volte: Diego Armando Maradona e Mohammed Ali. Entrambi icone del novecento, e in quanto tali ambedue al centro di una produzione cinematografica sia in senso documentaristico, sia in senso di film biografico.

maradona by kusturica diego armando maradona emir 15 rcm0x1920uBeh, quello di Kusturica ha fascino. Mujica dice: "vengo (al Festival di Venezia) per Kusturica". Evidentemente questo fenomeno slavo ha un modo di parlare attraverso il cinema che sui sudamericani ha molta presa. Cioè, lo considerano uno di loro, c'è la stessa "grana" di sentimento. Eppure il calcio è infilmabile. Perché a differenza degli altri sport che nascono insieme a lui, cioè il football americano e il rugby, questi ultimi sono concentrati solo sulla palla. Cioè 'Invictus' è girato bene dal punto di vista tecnico, così come tanti film sul football americano, ma è molto più semplice. Il calcio è obiettivamente più diffuso sul campo, ha dei ribaltamenti di fronte più rapidi... se filmi solo la palla non rende, perciò capisco tanti che siano difficoltà a filmare il calcio.

Mohammed Ali è obiettivamente irripetibile... Quante volte mi sono sentito dire: "ma chi è Mohammed Ali adesso?" Ma chi volete che ci sia? "E quando ne nascerà un altro?" Mai, perché non ci sono più gli anni '60 e '70 e non possono tornare. Un personaggio sublime, perché di una contraddittorietà e di una ingenuità sorprendenti. Un quarto d'ora dopo che è morto, LeBron James, che è l'unico che per certi versi vuole assomigliargli, ha twittato che gli devono tutto. Cioè lui inventa la gestualità di fianco all'atto sportivo... è una cosa mai vista prima che oggi invece è - specialmente per gli atleti neri - normale. Nessuno aveva mai pensato che si potesse "appoggiare" una gestualità di fianco all'atto sportivo. Lui lo fa, ed è una delle tante cose che lui ha segnato per sempre nella storia dello sport. Non c'è nessuno come lui. Non ci potrà mai essere nessuno come lui.

Un altro film recente degno di nota è 'Eddie the Eagle' che ripercorre la storia vera di Eddie Edwards.

Beh, Hugh Jackman lì fa un bel ruolo, in un bel film, anche se è l'unico personaggio inventato. E' un altro film "da aereo", infatti l'ho visto lì, però mi son divertito!

'Space Jam 2': se ne era parlato, si era fatto il nome di Lebron James, poi di Kevin Durant... alla fine è ufficiale: uscirà l'anno prossimo con LeBron. Per ora resta il primo, quello con Michael Jordan.

Space Jam è, anche quello, legato all'epoca. Michael lo gira tra i primi tre titoli e i secondi tre titoli. Una volta ho raccontato in una storia che lui sul set era completamente nevrastenico e si faceva preparare questi dolcetti alla cannella da una signora. Lui si è accorto che ne poteva mangiare un paio ma la signora gliene faceva 30 e li lasciava su un vassoio. La mattina lui prendeva i dolcetti e si era accorto che la security guardava questi dolcetti alla cannella. Lui li prende, li lecca tutti e 28 poi dice: "vostri!". Cioè, è abbastanza significativo!

Lui ha una tenda dove si allena, perché l'NBA inizia tra poco e girano a Los Angeles. Prima di tutto secondo me è la più grandeB000RUAR5G SpaceJam UXWB1  V391273757 RI SX940 colonna sonora di film sportivo di tutti i tempi infatti io ce l'ho regolarmente mentre corro, compreso Chris Rock in "Basketball Jones", che nel film dice "Is there a basketball in the house... Pat Riley is in the house... Scottie Pippen is in the house!"... proprio quella è "black soul basketball". Per me è bellissima quella parte lì. Il film è furbo ovviamente, è commerciale, però come sempre in tutti quei film lì c'è sempre qualche cosa che val la pena di salvare; secondo me la colonna sonora, al di là di 'I Believe I Can Fly', che è un pezzo bellissimo, ce ne sono alcuni di pezzi, ad esempio quello lì di Chris Rock, che si vede che è legato al film e secondo me è perfetto. E quindi trasmette questa idea di ritmo legato al gioco... Il football è rock. Il basket è black music coniugata a seconda dei periodi, e in quel periodo lì aveva senso un po' di soul. Secondo me la fusion è ottima!

Federico, abbiamo quasi finito. L'ultima domanda che faccio è semplice: qual è il tuo film preferito?

I film sono legati a chi sei, quindi dovrei andare a vedere i film per chi sono stato: per l'adolescente, Nashville di Altman. Io non credevo si potesse fare un film "a fresco" sugli Stati Uniti così: non c'è una storia. Ce ne sono tante e son tutte perfette. La prima volta che l'ho visto, quel film lì l'ho amato tantissimo. Ha avuto tantissima influenza su di me. Il film per l'adolescente brufoloso che si fa le pippe è Faster Pussycat di Russ Meyer: il Maestro mi ha fatto avere una copia dell'originale proprio 'black mint', e Tura Satana in quel film lì è proprio la mia adolescenza che prende una direzione diversa! E poi quando invece cresci, i film devono lasciarti dei segni, e io ho pianto tantissimo con Poetry, il film coreano di dieci anni fa. Ho perso mia madre per Alzheimer. Quello potrebbe essere il film più evocativo che io abbia visto.

E negli ultimi anni più spesso sono stati i film orientali che mi hanno colpito. L'altro giorno in aereo per esempio mi sono fatto 2046. Io penso che ci siano dei film orientali, soprattutto di registi come Kar-Wai, che hanno un'estetica che è irraggiungibile. Sono soffi di cinema... cioè non voglio dire che vedere, non so, un grande Godard non ti faccia pensare che quello è un film epocale. Chiaro che oggi ci sono ancora tanti passaggi modernissimi in A bout de souffle (Fino all'ultimo respiro ndr)... qualsiasi cosa... però l'estetica orientale secondo me è irraggiungibile, e quando diventa cinematografica, è pazzesca!