Dopo la prima cinquina di film sul tema dell'omofobia, ecco gli altri titoli:

Boys don't Cry

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Nebraska. In una piccola cittadina, il ragazzo appena arrivato è in realtà un'adolescente che si fascia il seno, porta i capelli corti e conquista la simpatia della bionda Lana. Ma mantenere il segreto a lungo non è possibile, e quando la verità verrà a galla, causerà un'incontrollabile esplosione di rabbia e violenza...

Il meritato Oscar assegnato a Hilary Swank ha dato lustro a questo bel dramma ambientato nella provincia americana. Ne emerge un ritratto sociale in cui si impastano disagio giovanile, brutalità e tenerezza. Anche in questo caso l'omofobia non è tanto una questione di diritti o cavilli legali quanto una presenza immanente, che satura l'aria e insinua ovunque la paura e l'odio per il diverso. La storia è quella, vera, di Tessa Brandon.

La scena da ricordare: il tragico finale.

Prima che sia notte

Before Night Falls

Cuba, anni '60. Reinaldo Arenas, talento emergente nel campo della letteratura e della poesia, sembra avviato verso un futuro luminoso. Ma il vento libertario della Rivoluzione non contempla l'omosessualità e Reinaldo viene incarcerato. Nel 1980 viene poi esiliato insieme ad altri connazionali e finisce a New York; qui, però, scopre che le sue difficoltà non sono terminate...

Dopo l'ottimo Basquiat, Julian Schnabel torna a raccontare un artista nel contesto della pirotecnica New York degli anni '80. Lo fa attraverso una sceneggiatura basata sugli scritti autobiografici del protagonista, ben interpretato da Javier Bardem. L'opera, malgrado alcune critiche relative a una messa in scena eccessivamente patinata, ha il merito di raccontare la violenta repressione del regime castrista nei confronti degli omosessuali. Film vincitore del Gran Premio della Giuria a Venezia.

La scena da ricordare: le sequenze in carcere.

Fucking Âmâl

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Svezia. Nella piccola cittadina di Âmâl la timida sedicenne Agnes si innamora dela coetanea Elin, più spigliata ed estroversa. Le due, dopo avere preso coscienza del sentimento reciproco, decidono di vivere allo scoperto la loro storia d'amore creando scandalo e scompiglio nella comunità: e i loro compagni di scuola non sono meno spiazzati degli adulti benpensanti...

Una candidatura all'Oscar e un incredibile successo di pubblico in patria hanno fatto di questo piccolo gioiello svedese un dei casi cinematografici del 1998: i temi sono quelli tipici del genere, e comprendono il ritratto della vita di provincia, il disagio giovanile, l'ottusità e l'irriducibile tendenza all'omologazione della società. A mettere le ali alla pellicola sono la freschezza delle protagoniste, la cura dei ritratti psicologici e un'attenzione ai dettagli davvero soprendente per un'opera prima!

La scena da ricordare: il coming out nel bagno della scuola.

Mine vaganti

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Tommaso ritorna in Puglia per un breve periodo e ritrova la sua numerosa famiglia, che da anni gestisce un pastificio. Lo scopo della sua visita, in realtà, è confessare la sua omosessualità, ma una serie di eventi a dir poco inaspettati complicheranno di molto le cose...

D'accordo, la portata critica rimane decisamente a livello superficiale, ma è sempre un atto di coraggio l'idea di affrontare un tema serio e delicato attraverso la commedia. In questo caso Ferzan Ozpetek ha fatto centro: il suo film corale ha nel cast il principale punto di forza. Se Scamarcio è un protagonista più che credibile, è Ennio Fantastichini a risultare il migliore in campo nella parte del padre reazionario e omofobo. Alla fine, la scelta stessa di adottare un tono ultraleggero risulta già di per sé un tentativo di normalizzare l'omosessualità

La scena da ricordare: l'incontro tra le donne nel negozio in centro.

Milk

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San Francisco, 1977. Harvey Milk è il primo omosessuale dichiarato degli USA ad avere accesso alla carica di consigliere comunale. La sua storia non è solo una vittoria per i diritti dei gay, ma il segno di una vera rivoluzione culturale. Il prezzo da pagare per l'impresa di Harvey, però, sarà molto alto…

Uno Sean Penn in stato di grazia (premiato con l'Oscar), diretto da uno dei più autorevoli registi della cinematografia contemporanea (gay ma non solo!) ovvero Gus Van Sant. Il cast di supporto è eccezionale (Josh Brolin, Emile Hirsh, James Franco) e la pellicola è impeccabile; un film asciutto, lineare ed emozionante al tempo stesso, in gradi di compendiare - come forse nessun altra opera - i vari aspetti delle lotte per l'uguaglianza: quelli politico-legali, e quelli relativi alla quotidianità e agli aspetti culturali della convivenza civile.

La scena da ricordare: l'incontro tra Harvey e Scott nella metropolitana.